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Sindaco Gaetano Manfredi, il decreto Coesione ora è una legge dello Stato e per il risanamento di Bagnoli il Governo ha stanziato un miliardo e 218 milioni nel periodo 2024-2029 che verranno erogati in 5 tranche, le ultime due sono da 400 milioni ciascuna. Che senso ha per Napoli e per l’area ex Italsider questo finanziamento?

«È un risultato importante perché ci consente di completare dal punto di vista della copertura finanziaria sia le bonifiche a terra che a mare. E ci consente di fare tutte le infrastrutture. E poi è la conclusione di un iter che è durato 30 anni un tempo lungo dove è stato sottratto alla città uno dei polmoni più importanti per lo sviluppo di Napoli e di tutta l’area occidentale. Ora siamo pronti per gli investimenti dei privati».

Ecco, il Comune cosa può fare per attrarre le imprese?

«Quello di raccogliere investimenti è un compito che spetta a Invitalia che è proprietario dei suoli, il Comune tornerà proprietario delle infrastrutture solo quando tutti i lavori saranno ultimati. Oggi abbiamo un cronoprogramma che prevede tra quest’anno e il prossimo l’apertura di tutti i cantieri: il 2029 gli stessi cantieri saranno ultimati, anche quelli delle infrastrutture, e questo per gli investitori significa certezza dei tempi e dei siti su cui si sta lavorando e quindi potranno nel frattempo acquisire i suoli e avviare gli investimenti».

Va bene Invitalia ma il Comune mica resterà fermo sulla questione dei privati?

«No, perché sicuramente chiunque interverrà deve farlo nella cornice del Praru, cioè il Programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana, che è stato approvato dal Comune perché il disegno urbanistico è del Comune. Regole urbanistiche che sono già definite: a Bagnoli servono insediamenti ricettivi, alberghi, residenzialità, servizi avanzati tutto nell’ambito dei volumi previsti dal Piano».

Una novità del decreto Coesione è quella di avere accorpato tutte le fonti di finanziamento presso il Cipes: Pnrr, Fondi coesione e quelli complementari. E stata una scelta giusta quella del ministro Raffaele Fitto?

«È una cosa positiva perché consente di pianificare interventi infrastrutturali importanti di cui il sud ha bisogno e di evitare che ci siano sprechi in opere troppe piccole o in opere che sono dei doppioni. Il Comune ha applicato questo metodo già per Scampìa. Intervento messo in campo con il Pnrr, con il Pon metro, il Fondo per lo sviluppo delle periferie e quello Coesione. Un esempio di come si possono sommare fonti diverse per aprire i cantieri e a Scampìa sono aperti già da tempo: si tratta della progettazione integrata».

Su di lei è piovuta qualche critica per il suo rapporto con il Governo: come vanno le cose con l’esecutivo nazionale oggi?

«Io penso alla mia città. C’è stato un ottimo rapporto istituzionale e di dialogo proficuo con il ministro Fitto per i finanziamenti e con il ministro Pichetto Fratin per quello che riguarda le autorizzazioni ambientali. Abbiamo lavorato su progetti di grande complessità che oggi sono cantierabili anche dal punto di vista delle autorizzazioni perché ci sono già le valutazioni di impatto ambientale. Un lavoro faticoso e qualificato quello fatto con il Governo».

Con l’allora premier Draghi ha spuntato il “Patto per Napoli” che vale 1,2 miliardi e che ha salvato Napoli dal default. Con l’attuale Governo guidato dalla Meloni ha spuntato la stessa cifra per Bagnoli: insomma la chiave è la collaborazione istituzionale o c’è altro?

«Quando si amministra una città è fondamentale il raggiungimento dei risultati per la comunità e la collaborazione istituzionale è fondamentale. Il mio unico obiettivo è realizzare fatti concreti per i napoletani».

Il “cambio di paradigma” raccontato da Il Mattino vede nel sud la locomotiva dello sviluppo: la questione Bagnoli e Napoli ne sono secondo lei l’esempio? Come stanno le cose?

«Oggi credo che Napoli venga vista in maniera diversa a livello nazionale e internazionale. È vero che c’è una congiuntura geopolitica che ci rende centrali, ma molto deriva dal miglioramento della nostra affidabilità che attira grandi investimenti per i progetti che sono in campo. È importante il ruolo dell’imprenditoria locale ma è altrettanto importante quello dell’imprenditoria nazionale e internazionale».

A proposito del nuovo ruolo del sud: Napoli che peso può avere a livello europeo e nazionale, anche politicamente?

«Napoli sta finalmente riacquistando il ruolo che la storia le aveva consegnato: una grande capitale europea in grado di trainare l’intero Mezzogiorno verso le sfide che la società contemporanea ci presenta. Eravamo molto indietro, la città era isolata politicamente, da due anni e mezzo ci ascoltano a Roma e stiamo dialogando con altre città europee chiamate a superare la fase di transizione digitale e ambientale con una strategia comune».

Nel decreto coesione c’è la possibilità di assumere per due anni professionalità per aiutare appunto le amministrazioni sul Pnrr: il Comune ne approfitterà?

«Noi stiamo cercando di favorire soprattutto le assunzioni di giovani a contratto indeterminato quello a tempo determinato è poco attrattivo per le professionalità e i profili che il Comune sta cercando».

A Bagnoli si dovrà aspettare il 2029 per andare al mare?

«Realisticamente nel 2029 avremo la sicurezza della balneabilità e il completamento delle opere a mare e anche la sistemazione della parte idraulica e questo è un risultato straordinario: restituire la balneabilità a Bagnoli significa superare più di un secolo di industrializzazione per tutta l’area flegrea».

La colmata a mare non è più un tabù anzi tra sei mesi potrebbe essere confermato che resterà li al suo posto. Secondo lei il dibattito sulla colmata è una delle principali cause che determinato il ritardo trentennale nella riqualificazione dell’area?

«Le discussioni sono sempre utili e necessarie se poi conducono in tempi relativamente brevi ad un risultato buono per la collettività. Intorno al tema della colmata a Bagnoli, per troppi anni, credo ci si sia avvitati con un approccio ideologico forse figlio di un altro tempo che ha immobilizzato di fatto lo sviluppo dell’intera area. Oggi, ad ogni livello istituzionale, si discute di come coniugare il rispetto dell’ambiente con la necessità di rilanciare un sito così straordinario come Bagnoli. Noi questo faremo: accelerare la trasformazione dell’area riducendo al massimo l’impatto sul territorio. Io credo che i napoletani, dopo 30 anni di chiacchiere, vogliano vedere la svolta. Possiamo dire con certezza che è arrivata».

Al netto di Bagnoli c’è un altro grande progetto che riguarda la riqualificazione dell’area est e del Centro direzionale. Il progetto per la cittadella dei grattacieli è cantierabile per fine anno?

«Il Comune ha iniziato a elaborare un serie di progetti di riqualificazione per il Centro direzionale che prevedono vari lotti. Ci auguriamo che per fine anno, magari in concomitanza con l’apertura della stazione della metro uno di questi possa essere avviato. La riqualificazione del Centro direzionale rappresenta uno degli elementi di sviluppo fondamentale della città per il suo collegamento con l’Alta velocità e per l’inserimento nel nodo intermodale di “Porta est” che trasformerà un grosso pezzo di città».

Tuttavia, la presentazione di Porta est all’Unione industriali ha evidenziato l’importanza del progetto, ma anche la non sintonia tra tutte le parti in causa questo potrebbe rallentare la messa a terra di questo importante progetto?

«Si tratta anche in questo caso di progetti di tale importanza per la crescita del territorio, della sua economia, nonché della vivibilità in generale di tutta l’area limitrofa alla Stazione Centrale che dobbiamo soltanto pensare al risultato finale. Porta est rappresenta uno snodo fondamentale, confido nella competenza delle Ferrovie dello Stato con cui ogni Istituzione sta collaborando fattivamente».

Il nuovo Palazzetto dello sport multifunzionale da oltre 10mila posti potrebbe essere una altro attrattore per l’area orientale della città? Si ipotizza che potrebbe essere costruito nell’ex mercato ortofrutticolo può essere realistica tale ipotesi?

«Stiamo valutando una serie di ipotesi e l’ex mercato ortofrutticolo potrebbe essere una di queste. Avevo annunciata una svolta per il Palazzetto dello sport così atteso e siamo molto vicini».

Sindaco lei ha parlato di grandi investitori internazionali da domenica arriverà in città una delegazione del Fondo sovrano Saudita con a seguito imprenditori di quella nazione. Lei come accoglierà i sauditi?

«I sauditi hanno in programma vari meeting uno di questi con le nostre forze produttive. Napoli oggi si presenta come una città dalle tante opportunità sia nella zona est e oggi anche a Bagnoli quindi noi ci auguriamo che l’arrivo di un Fondo così importante certifica che Napoli è entrata nell’agenda dei grandi investitori internazionali per quello che riguarda lo sviluppo e quindi di possibili investimenti».

Ci avviamo alla conclusione di questa chiacchierata: ma lei dovesse suggerire agli ospiti arabi di fare un investimento cosa consiglierebbe, oppure dove le piacerebbe che il Fondo investisse?

«Abbiamo un boom turistico in corso quindi penso al tema dell’accoglienza. Napoli ha un grande bisogno di alberghi sia a Bagnoli che nella zona orientale e anche nella zona del Centro direzionale. Occorrono Abbiamo nuove infrastrutture: pensiamo, per esempio, a un grande centro congressi da 5000posti che la città non ha. Potrebbe essere un asset per ospitare tanti eventi e Napoli è molto richiesta».



 

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